Mare profugo

Lo sguardo taglia le onde nere salmastre
una luna scruta i nostri corpi a forma di croce.
Il sangue della salsedine scorre lungo il nostro
canto di sopravvivenza.

Nel petto un cuore di fuoco
la dignità dello sguardo
la fierezza nelle nostre mani.

Il barcone vira oltre il nero del mare.
Gli occhi non percepiscono ma
sentono il vuoto dell’indicibile .

E d’improvviso
siamo presi, spinti, abbandonati,
traditi, scellerati,

violentati e inghiottiti
dalla bocca affamata di un mare
senza nome.

E chi resiste
sarà un numero tatuato
in terra straniera.


Ma noi rimaniamo un corpo.
Un veliero dove
un’alba già stanca illumina
un mare profugo
tagliato da un vento d’indifferenza.

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